Donna & Dominio del gruppo by Luca De Cario

Donna & Dominio del gruppo by Luca De Cario

autore:Luca De Cario [De Cario, Luca]
La lingua: ita
Format: epub
editore: StreetLib
pubblicato: 0101-01-01T00:00:00+00:00


Sul rovesciamento del potere

«Il potere non si conquista mai definitivamente, ma si modifica continuamente. La lotta per il potere è un processo di continua negoziazione e rovesciamento»

( Quaderni del carcere , A. Gramsci)

A partire dalle domande che hanno chiuso il precedente capitolo, notiamo come il seguente fulcro tematico sia una mutazione del potere, un rovesciamento dei rapporti di forza che, come ogni rovesciamento, fonda il suo statuto a partire da una presa di coscienza da parte di chi sottostà nella scala del potere. È cioè l’oppresso che rivendica quei diritti non riconosciutigli proprio in virtù della consapevolezza che sono gli stessi a relegarlo nella condizione becera in cui versa.

Viene così a realizzarsi, per così dire, quella famosa figura servo-padrone hegeliana, dove lo schiavo diviene padrone nel momento in cui comprende cosa esso sia per il dominus: giacché il padrone, essendo tale in virtù della presenza e del lavoro dei suoi servi, è alla stessa stregua schiavo del lavoro e della presenza degli stessi. Ciò significa che lo schiavo è in realtà il fulcro del potere, e che il rovesciamento non è dato, come nella spartizione di questo, da uno scontro per la vita e la morte, quanto piuttosto da una presa di coscienza da parte di chi è stato asservito.

Indi per cui, relegando ora tali considerazioni allo scontro uomo-donna, potremmo asserire che quest’ultima, inizialmente schiava del padrone uomo, è l’asservita che, attraverso quella presa di coscienza poc’anzi esposta, ha la possibilità di divenire padrona rovesciando quel potere che da secoli tende a sopprimerla nei modi più crudeli e violenti, solo perché ‘diritto acquisito del dominus’. Tuttavia, però, va comunque considerato che tale ipotesi è, appunto, solo quello che teoricamente dovrebbe essere il rovesciamento del potere, giacché sappiamo quanto la teoria arrivi sempre fino a un certo punto, che solo la pratica può cercare di superare. Infatti, bisognerebbe innanzitutto ridomandarsi: se gli assetti andassero a favore dello schiavo, degli ultimi, nel nostro caso, della donna, cosa succederebbe? Se per caso la sintesi dovesse davvero volgere a favore della stessa, siamo sicuri che l’uomo resti con le mani in mano venerando il potere da lei ottenuto? O ancora: siamo sicuri che, rovesciato il potere, non ci ritroveremmo dinanzi a un’ennesima cultura opprimente a favore della donna? Siccome a quest’ultima domanda non mi è dato ora rispondere, perché il tema del seguente saggio è un altro – non escludendo, però, possibili riflessioni future –, terrò conto della prima; e per farlo, mi soffermerò sui meccanismi del potere medesimo.

E, in questo, emblematico è il dialogo platonico tra Socrate e Trasimaco sulla ‘giustizia’ nella Repubblica , quando i due riflettono sullo ‘scopo del potere’: il quale per Socrate è, in sintesi, “l’utile per la comunità”, mentre per Trasimaco “l’utile di chi è più forte”, di chi domina, di chi detiene il potere. Ora, l’opposizione delle visioni è tale in quanto i due non badano alla medesima cosa, giacché Socrate si riferisce all’oggettività dell’argomento, mentre l’avversario all’esperienza concreta. Ma, allora, è da condannare Trasimaco per il



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